S.E. Mons. Giuliodori

L'ora di religione? «Ponte tra scuola, Chiesa e società»

Monsignor Claudio Giuliodori, presidente della Commissione Episcopale per l’educazione cattolica, la scuola e l’università, ha rilasciato un’intervista ad Avvenire sul ruolo dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole italiane.

L’intervista, realizzata da Paolo Ferrario su Avvenire, si colloca a quarant’anni dall’Accordo di revisione del Concordato tra Stato italiano e Chiesa cattolica. Il vescovo ha sottolineato la necessità di un insegnamento “al passo con le nuove istanze educative”, capace di “aggiornare continuamente strumenti e contenuti”.

La riflessione del presidente della Commissione Episcopale si inserisce nel contesto della pubblicazione di un documento della Conferenza Episcopale Italiana sull’Irc.

Giuliodori ha spiegato che l’insegnamento della religione ha contribuito “a conservare viva e attuale la domanda sul senso religioso dell’esistenza alla luce della tradizione cristiana e del patrimonio socio-culturale del Paese”.

L’Irc ha offerto percorsi formativi “in grado di accompagnare la ricerca di senso e di valori fondamentali nella costruzione della personalità e nella acquisizione delle competenze”.

La formazione della coscienza personale e civile

L’insegnamento della religione cattolica “contribuisce alla formazione della coscienza personale e civile degli studenti offrendo uno spazio di dialogo e di confronto che spesso viene valorizzato anche per affrontare questioni di attualità e di rilevanza sociale”.

Monsignor Giuliodori ha evidenziato che l’Irc attinge “al patrimonio religioso e alle istanze etiche e sociali che derivano dal cattolicesimo”. L’ora di religione si configura come un “laboratorio culturale” che fornisce agli studenti, credenti e non, gli strumenti per comprendere la storia, l’arte e le radici del Paese.

Il vescovo ha affrontato il tema della scelta dell’ora di religione da parte degli studenti. Le statistiche indicano che più di otto studenti su dieci optano per l’Irc, nonostante la crescente disaffezione giovanile alla pratica religiosa.

Giuliodori ha spiegato il fenomeno sottolineando “la bontà di un insegnamento scolastico concordatario che consente di offrire in un contesto di scuola laica e non laicista una materia facoltativa di esplicito contenuto religioso”.

L’insegnamento rappresenta un “fattore imprescindibile della formazione delle nuove generazioni, senza che questo comporti scelte confessionali”.

Le sfide educative e la formazione degli insegnanti

La presenza di alunni provenienti da altre culture e religioni costituisce un elemento significativo dell’Irc. Monsignor Giuliodori ha riferito che studenti di altre fedi religiose scelgono di avvalersi dell’insegnamento “apprezzandone la qualità della proposta e il rispetto per tutte le fedi”.

La Conferenza Episcopale Italiana ha elaborato schede sulla religione ebraica e sulla cultura islamica che fanno parte dei materiali didattici a disposizione degli insegnanti.

Il documento della Cei dedica attenzione alla figura dell’insegnante di religione cattolica, a cui è richiesto di essere “all’altezza delle sfide attuali sia dal punto di vista della formazione specifica circa i contenuti religiosi dell’insegnamento, sia in relazione alla didattica e ai linguaggi che necessitano di un costante aggiornamento”.

Giuliodori ha sottolineato l’importanza di un “sentire sinodale” che consenta alla comunità ecclesiale e alla società civile di camminare insieme “nel rispetto dei rispettivi ruoli e in un costante scambio”.

Orizzontescuola.it